La finzione naturale


Aggirandomi tra le foto di Robert Doisneau, esposte alla mostra “Paris en libertè” a Palazzo Ducale a Genova, non mi rendo conto del tempo che passa, catturato dall’atmosfera parigina e dai volti misteriosi ed eloquenti dei soggetti. Terminato il giro soddisfatto, sono pronto a raccattare lo zaino dall’armadietto e correre di fretta a lezione. Ma un dubbio mi assale e mi costringe a fermarmi: ma la foto del manifesto? I due che si baciano? Mica l’ho vista.

Non posso andarmene senza averla nemmeno guardata di stralcio, insomma è possibile che non ci sia? Per fugare ogni dubbio chiedo al primo custode che incrocio, che tra l’infastidito e il divertito mi guida verso la tanto agognata fotografia, posta in mezzo alla prima sala, su un pilastro che mi era sfuggito completamente.

Il Bacio dell’Hotel de Ville“, 1950Il Bacio dell'Hotel de Ville, 1950

La guardo, ormai l’ho vista così tante volte sui cartelloni, i manifesti, i volantini e gli autobus di Genova che ce l’ho stampata nel cervello in ogni piccolo dettaglio. Però eccolo lì: il numerino che indica la registrazione. Premo il numero sul registratore, premo play e la saccente vocina ormai familiare inizia a raccontarmi tutti i retroscena dello scatto. E in effetti aver insistito per vedere la famosa foto ripaga proprio grazie alla registrazione, la più curiosa e interessante di tutte.

A quanto pare Doisneau deve a quest’immagine la fetta più grande della sua fama ma anche i fastidi e i dispiaceri più gravi. Innanzitutto vengo a scoprire che lo scatto non fu spontaneo, ma i due giovani, tali Françoise Bornet e Jacques Carteaud, erano stati pregati dal fotografo di posare per lui, che stava realizzando un servizio per la rivista americana Life. Soltanto negli anni ’80 la foto divenne una vera e propria icona, in quanto apriva l’album Tre secondi d’eternità, finendo su cartoline, calendari, poster. L’identità dei soggetti, però, rimase segreta dal 1950 fino al 1993, anno in cui due coniugi, Denise e Jean-Louis Lavergne, dichiararono in televisione di essere i protagonisti della fotografia, ritratti senza il loro permesso. La falsa accusa costrinse Doisneau a rivelare la natura dello scatto per difendersi e dimostrare di aver avuto il permesso. Françoise Bornet infatti si presentò da lui con la stampa autografata inviatale, portando alla luce la verità. I problemi non finirono per il nostro Robert, che fu accusato dalla stessa Bornet di sfruttamento abusivo della sua immagine. Anche quest’istanza fu respinta, poiché il volto della donna non era riconoscibile nella foto.

Certo, Il Bacio è una foto su richiesta di una rivista, con due protagonisti prestabiliti, ma riesce comunque a trasmettere un’estrema naturalezza. Dopotutto i due giovani erano davvero innamorati, e questo traspare, e altrettanto naturale è l’atmosfera, la folla in movimento, la città. La costruzione e la realtà si mescolano appannando i loro confini: Doisneau riesce a scavare e ricreare dal mondo che ha di fronte all’obiettivo il mondo ideale che immagina e desidera, come possiamo intendere dalle sue stesse parole:

Quello che io cercavo di mostrare era un mondo dove mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere. Le mie foto erano come una prova che questo mondo può esistere.

Autoportrait au rolleiflex, 1947

Oltre alla tormentata foto sono raccolte nell’esposizione più di 200 fotografie originali scattate da Doisneau nel periodo dal 1934 al 1991 nella sua amata Parigi: il percorso antologico presentato al Ducale è come una passeggiata tra i giardini e le strade della città, un viaggio tra i volti della variegata popolazione parigina, colta nei gesti e nelle abitudini di tutti i giorni. La mostra è iniziata il 29 settembre e per godervela avete tempo fino al 26 gennaio 2014.

G.

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