L’utilità dell’inutile


ImmagineNuccio Ordine, professore ordinario di letteratura italiana presso l’Università della Calabria, ogni anno pone ai suoi nuovi studenti questa domanda: “Cosa siete venuti a fare qui? Con quale intento?”.

Lo scopo utilitaristico è la risposta che il prof. Ordine si augura di non sentire. Francamente è difficile pensare che qualcuno si iscriva all’università per amore dello studio fine a sé stesso più che per esigenze concrete di professionalizzazione e ricerca del lavoro.

Certo, andare a scuola ha rappresentato per secoli una lotta per il miglioramento e la realizzazione personale, ma oggi quest’idea non esiste più. Eppure il motivo per conseguire un’istruzione dovrebbe essere ancora quello: diventare persone autonome, giuste, migliori. Crescere insomma.

È fondamentale riflettere sull’utilità di quei saperi il cui valore è svincolato da qualsiasi finalità di valore utilitaristico, senza immediata applicazione commerciale. Anche se siamo circondati dalla logica del guadagno, abbiamo bisogno di questa “inutilità”, che in realtà è produttiva per la nostra ricchezza interiore.

ImmagineOrdine ha riflettuto su questo tema per anni, raccogliendo materiale, appuntando su un quadernino citazioni di moltissimi autori e pensieri personali. Dalla rielaborazione di questi appunti è nato L’utilità dell’inutile: manifesto, un prezioso pamphlet di denuncia ricco di recuperi, citazioni, commenti a classici e moderni, pubblicato quest’anno da Bompiani e giunto alla sesta edizione.

Il libro sottolinea la critica situazione in cui ci troviamo: ci stiamo avviando a una distruzione automatica di ciò che non procura profitto, tutto viene trasformato in merce, anche istruzione, salute, arte, scienza e doveri civili. Prima che persone, si viene considerati clienti del sistema commerciale. Lo stesso linguaggio indica il dominio della logica economica, basti pensare al sistema universitario, in cui si parla di “crediti” e “debiti” da accumulare o saldare, e dove la burocrazia spesso soffoca l’insegnamento.

Materie come il Greco e il Latino, che abitano da sempre la nostra cultura, sono considerate una perdita di tempo; spazi come le biblioteche, gli archivi e gli scavi archeologici sono abbandonati a sé stessi. Questa mentalità porta inevitabilmente a un’umanità gretta e degradata nella sua nuova accezione di merce.

Bisogna andare controcorrente, ritagliare degli spazi per la nostra spiritualità, la vita affettiva e i piccoli gesti quotidiani, la cultura e l’arte per non diventare degli schiavi, dei robot. Diamo allora la giusta importanza a ciò che è gratuito e disinteressato, come l’amore o il sapere, l’unica cosa che non possiamo comprare, per cui nessuno può impegnarsi al nostro posto.

Prendiamo esempio da persone come Adriano Olivetti che, pur facendo parte del sistema produttivo, diceva: “Io voglio che la Olivetti non sia solo una fabbrica, ma un modello, uno stile di vita. Voglio che produca libertà e bellezza, perché saranno loro, libertà e bellezza, a dirci come essere felici”.

E pensiamo al potere della grande letteratura, che riesce a dire l’indicibile, a esprimere le sfumature più profonde della nostra natura.

Il discorso di Nuccio Ordine non si limita però al campo delle materie umanistiche, tanto che nel suo pamphlet è inserito un saggio di Abraham Flexner relativo all’ambito scientifico, in cui si evidenzia come le grandi rivoluzioni umane non siano il risultato di calcoli, bensì della curiositas e della casualità. Grandi uomini come Galileo, Copernico e Einstein hanno fatto la storia guidati dalla passione e non dal profitto.

Proviamoci anche noi, a farci guidare dalla passione, senza guardare troppo la meta, come Don Chisciotte.

G.

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2 pensieri su “L’utilità dell’inutile

  1. Mi piace leggerti; emerge tutto il bello che hai dentro, e poi ti sento vicino.
    Niente vale quanto fare ciò che si ama, e non é affatto così scontato. Abbiamo scelto bene, io ne sono convinta! E poi, se finiremo sotto i ponti, ci finiremo insieme, e avremo cose belle di cui parlare. Vai avanti così.
    Ti voglio bene
    L.

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    • Grazie per queste belle parole lu, mi danno forza! Sì, ne sono convinto anch’io… abbiamo scelto con l’anima più che con la testa, che è il modo migliore per scegliere. E poi ci siamo già affezionati a sti benedetti ponti, a furia di nominarli 😉
      Un abbraccio (non perderlo)!

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