Quattro notti tra sogno e realtà


Era una notte incantevole, una di quelle notti come ci possono forse capitare solo quando siamo giovani, caro lettore. Il cielo era un cielo così stellato, così luminoso che, guardandolo, non si poteva fare a meno di chiedersi: è mai possibile che esistano sotto un simile cielo persone irritate e capricciose?

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Così Dostoevskij, introducendoci in una Pietroburgo magica, inizia Le notti bianche, vero gioiellino della letteratura russa,romanzo breve edito nel 1848.

Narratore e protagonista assoluto il Sognatore (non ha bisogno di un nome), una figura da amare fin dalle prime righe. Un uomo che vive racchiuso nel suo angolo, trascorrendo le sue giornate a leggere e a sognare, immaginare, tessere ragnatele di fantasia nel cuore e nella mente, fino a perdere il contatto con la realtà. Mentre nei sogni vive un amore grandissimo, nella realtà egli è solo, è l’uomo più solo di Pietroburgo. Conosce a memoria gli abitanti, osserva i passanti con minuziosa devozione, ma nessuno conosce lui, uomo tanto sensibile quanto invisibile, incapace di esternare il suo affetto per quell’umanità che gli passa accanto indifferente. E la solitudine pesa di più nel periodo estivo, quando tutti abbandonano la città per andare in campagna a trascorrere le vacanze.

Il Sognatore passeggia angosciato, finché sul lungofiume scorge una brunetta immersa nel pianto. Una visione, un’epifania che cambierà per sempre la sua vita: Nasten’ka – è questo il nome della ragazza – piomba nella vita del Sognatore illuminandola e caricandola di sentimenti concreti. Per quattro lunghe notti i due si incontrano, si parlano, si emozionano, condividono i loro grandi dolori, sviluppano una meravigliosa simbiosi, seduti su una panchina, su quel lungofiume che li ha fatti incontrare. E con un mattino termina anche questo sogno, finalmente reale, e di conseguenza non idilliaco, ma con la consapevolezza di aver vissuto almeno un attimo di beatitudine.

L’accurata e poetica descrizione della città, resa irreale dalla fuga generale e dal prodigio delle notti bianche, contribuisce ad elevare il pathos e il velo malinconico di questa storia intensa e toccante. L’appassionata narrazione si accompagna ai lunghi dialoghi fra i due giovani, in bilico tra un linguaggio colloquiale ed estremamente realistico, ravvivato da pause, interiezioni, ripetizioni che esprimono in maniera perfetta i moti dell’animo, e il linguaggio raffinato del Sognatore, che spesso parla come se leggesse un romanzo.

Marcello Mastroianni e Maria Schell nel film del 1957 tratto dal romanzo, ambientato a Livorno anziché a Pietroburgo

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Le notti bianche è un elogio e allo stesso tempo una critica verso la spasmodica tendenza ad evadere dal mondo reale e rifugiarsi nei labirinti dell’immaginazione. Un modo di vivere che dichiara grandezza d’animo, sensibilità, intelligenza, ma richiama inevitabilmente sofferenza, esclusione e rimpianto.

Consigliato per una lettura veloce ma assolutamente appassionante, a tratti commovente. Per i sognatori, che potranno immedesimarsi. E per tutti gli altri, che potranno capire un po’ meglio cosa si cela nella mente di chi vive nella propria interiorità.

G.

LE NOTTI BIANCHE (Romanzo sentimentale. Dalle memorie di un sognatore)

Titolo originaleBelye noči. Sentimental’ny roman
Autore
Fëdor Dostoevskij (1821 – 1881)
1^ edizione
Russia 1848
1^ ed. italiana:
1920
Genere
Romanzo breve

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4 pensieri su “Quattro notti tra sogno e realtà

  1. C’è un film ispirato a “Le notti bianche” di Dostoievskij: si chiama “Two Lovers”. Te lo consiglio caldamente, è uno dei film più belli e profondi che abbia mai visto. Buone feste! 🙂

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