L’importanza di andare oltre


2014-04-25 13.54.15Uscì nel 1960 e fin da subito fu un successo grandioso: Il buio oltre la siepe di Harper Lee è un romanzo di quelli che tutti dovremmo leggere almeno una volta nella vita. Affascinato da questo libro fin dai tempi delle elementari, mi sono finalmente imposto di leggerlo, trovando le mie aspettative ampiamente soddisfatte.
Partiamo dalla trama: siamo a Maycomb, un’antiquata cittadina dell’Alabama, negli anni ’30; la piccola Scout Finch e il fratello maggiore Dem sono due orfani di madre, allevati dalla domestica di colore Calpurnia e dal saggio padre Atticus, avvocato di spicco della contea. Spensierati, i due bambini passano le giornate a giocare, e insieme al piccolo Dill (ispirato a Truman Capote, amico della scrittrice), che trascorre a Maycomb l’estate, formano uno scatenato trio. A movimentare i loro passatempi è la figura misteriosa ed evanescente di Arthur “Boo” Radley, un vicino di casa che non esce dalla sua abitazione da anni. I tre fantasticano sulle sue chiacchierate vicende passate e seppur terrorizzati vorrebbero incontrarlo, avvicinandosi pericolosamente diverse volte alla sua casa fatiscente, oltre la siepe. Ma l’uomo non sembra accogliere le loro attenzioni.
Il tempo di giocare finisce quando Atticus deve difendere in processo Tom Robinson, un onesto ragazzone di colore accusato di stupro a danni di Mayella Ewell, una ragazza bianca appartenente a una famiglia di delinquenti. Le aspre dicerie di paese e l’avversione dei più arretrati si abbattono sulla carriera di Atticus e sull’umore dei bambini, che devono fare i conti con una società gretta e ipocrita e i coraggiosi – ma scomodi – valori morali del padre. Essendo ancora in vigore la segregazione razziale, la popolazione è soggetta a posizioni contraddittorie circa l’inferiorità dei neri.

L’innocenza di Tom è  lampante, ma il colore della sua pelle porta la maggioranza dei cittadini ad ostacolare la sua assoluzione, con continue pressioni e un linciaggio contro Atticus. A nulla infatti servirà la brillante difesa di quest’ultimo, che vede condannare il cliente e il suo innato senso di giustizia. Dopo l’immenso dispiacere, rimane per i Finch l’ira di Bob Ewell, padre di Mayella, deciso a vendicarsi per le umiliazioni subite in tribunale. Sarà la presenza ambivalente di Boo Radley a risolvere e chiudere la storia ad anello, in un finale poetico e commovente.

tumblr_m1fst1g5va1rqaw6no1_1280Il titolo originale “To Kill a Mockingbird” (uccidere un merlo) si rifà a una metafora presente nel testo: uccidere un merlo, ovvero un uccello innocuo che non si ciba di granaglie, ma di larve e insetti, e canta in modo delizioso, è un grave peccato. Come è un peccato giustiziare un uomo innocente per razzismo o invadere la  delicata sfera privata di un uomo speciale come Boo. Riflessioni e insegnamenti in ogni pagina del romanzo, senza troppa retorica,  ma dimostrando le grettezze e i valori della società attraverso le azioni quotidiane e i realistici dialoghi di tutti i personaggi presenti in scena.

Decisamente efficace il punto di vista della narrazione, che coincide con la piccola Scout: in questo modo l’autrice non presenta la sua idea matura e adulta circa i temi trattati, ma catapulta il lettore di fronte ai fatti come fosse un bambino invitato a scoprire, a comprendere, a prendere una posizione sentendo tante voci diverse, spesso contrastanti. Scout e Jem crescono in fretta tra le pagine, acquistando consapevolezza sul mondo che li circonda, spogliandosi dei pregiudizi e ritrovando l’innata umanità, capace di mostrare loro la via della tolleranza. A fine lettura ho avuto l’impressione di essere cresciuto un po’ anch’io, insieme a loro.

A completare la qualità del libro, oltre alla storia avvincente e l’accorato impegno civile, contribuisce la bellezza della scrittura, caratterizzata da uno stile ricco e scorrevole al tempo stesso.

Il premio Pulitzer nello stesso anno di pubblicazione, l’omonimo film di Robert Mulligan vincitore di tre Oscar e la Medaglia presidenziale della libertà conferita alla Lee dimostrano il grande valore di questa opera. Sono passati decenni ma questa storia ha ancora molto da dirci, lo ha affermato in tempi recenti lo stesso Obama, segnalandolo come strumento culturale contro ogni razzismo e discriminazione.  I tempi sono cambiati, il rapporto con il “diverso” non abbastanza.

Mi piace pensare che chiunque legga questo libro desideri assomigliare almeno un po’ ad Atticus Finch, che sia invogliato a difendere l’emarginato di turno piuttosto che  a toglierlo di mezzo. Che si convinca ad andare oltre la siepe.

G.

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IL BUIO OLTRE LA SIEPE 

Titolo originaleTo Kill a Mockingbird
Autore
Harper Lee (1926)
1^ edizione
USA 1960
1^ ed. italiana
1960 (Feltrinelli)
Genere
Romanzo

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