Imprigionato in una gabbia e in un’idea


2014-05-04 19.07.07-2

Condannato a morte!

Sono cinque settimane che vivo con questo pensiero, sempre solo in sua compagnia, sempre raggelato dalla sua presenza, sempre curvo sotto il suo peso!

In questo modo Victor Hugo ci catapulta bruscamente nei pensieri di un condannato nella prigione parigina di Bicêtre. Un uomo qualunque, senza nome, colpevole di un delitto non specificato. L’ultimo giorno di un condannato non vuole raccontare una storia, ma denunciare la brutalità, l’ingiustizia, l’insensatezza della pena di morte.

Siamo nel 1929, Hugo pubblica questo audace romanzo senza apporre il suo nome. Vuole prima studiare il pubblico, carpirne le reazioni, imprevedibili. Ha seguito il raro esempio di Beccaria, che con il suo Dei delitti e delle pene aveva già denunciato la pena capitale. Hugo lo fa a modo suo, con la forma del romanzo: mette il sentimento umano al centro, non i freddi ragionamenti logici. E riesce nel suo intento, scoccando una freccia che colpisce in pieno le coscienze, dando un importante impulso alla lotta contro la pena di morte, un vero e proprio delitto commesso dalla società. Ma la società non deve e non può uccidere.

5426091891L’autore descrive col suo inconfondibile talento i demoni interiori di un uomo posto di fronte alla consapevolezza di morire – questa è la vera tortura -, utilizzando la prima persona (una tantum per Hugo) ci costringe a identificarci nella situazione. E’ una questione che ci riguarda, ci tocca da vicino. Un monologo straziante che rivela la disperazione, la solitudine, l’attaccamento alla vita. E ancora la sensazione di essere ormai un oggetto, o peggio un defunto ancor prima di aver incontrato la perfida lama della ghigliottina. Le critiche dei contemporanei confermano l’efficacia e la violenza di questo breve testo, privo di inutili sentimentalismi e intriso di scomodo realismo. Il governo, la chiesa, la giustizia e la folla sanciscono e assistono alla morte in piazza come a un piacevole spettacolo, rivelandosi più mostri degli assassini condannati.

E proprio chi si è macchiato le mani di sangue dimostra invece grande umanità: il condannato trema di paura, sogna, spera, ricorda, si rammarica, soffre, immagina. Vuole vivere, ha sbagliato ma vuole vivere, marcirebbe in prigione ma vuole vivere.

Uno stile semplice, moderno, appassionante, capace di indagare lucidamente nel profondo dell’umano. Un libro vecchio quasi due secoli capace di turbare la nostra coscienza, di muovere qualcosa dentro di noi.

In più di cinquanta paesi la pena capitale è tuttora legale, c’è ancora bisogno delle parole di Hugo.

G.

L’ULTIMO GIORNO DI UN CONDANNATO 

Titolo originaleLe dernier jour d’un condamné
Autore
Victor Hugo (1926)
1^ edizione
Francia 1829
1^ ed. italiana
1954
Genere
Romanzo

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