Un weekend a Porto: consigli e suggestioni


È passata circa una settimana dal mio primo incontro con il Portogallo; ne conservo ancora le sensazioni, i colori e le emozioni. È stato un incontro rapido, organizzato in fretta, privo di aspettative, ma è bastato a lasciarmi dentro un ricordo prezioso. E il desiderio di tornare.

Meta del viaggio non la capitale Lisbona, ma la seconda città più importante, la “capitale del nord”: Porto, conosciuta anche come Oporto. Ancora una volta mi sono affidato a Ryanair, una delle compagnie più indicate per voli economici, con partenza da Bergamo-Orio al Serio, un viaggio di circa 2 ore e 45. Non fatevi ingannare dagli orologi di Porto: il fuso orario locale prevede un’ora indietro rispetto all’ora italiana.


Giorno 1/Venerdì: L’accoglienza si rivela delle migliori: un bell’aeroporto, nuovo e piuttosto grande, e soprattutto il sole. Prendiamo la metro in direzione São Bento, dove si trova anche la pittoresca stazione ferroviaria. I treni della metro sono ben tenuti e spaziosi, privi del caos tipico delle grandi città, suddivisi in 6 linee che collegano bene tutte le zone.

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Abbiamo prenotato un appartamento da Shining View, in pieno centro, per l’esattezza in Rua das Taipas, una vietta in ciottoli incorniciata dalle tipiche casette portoghesi. colorate e segnate dal tempo. La sensazione è proprio quella di essere tornati indietro di qualche decennio, ed è una sensazione piacevole.

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Giudizio assolutamente positivo per l’alloggio: posizione ottimale, appartamento nuovissimo e confortevole, massima pulizia. E in più simpatia e disponibilità del personale, che non guasta mai. Apro la finestra e scorgo i tetti rossi che caratterizzano la città, spunta anche il retro di una chiesa, e inizio a respirare l’atmosfera portoghese.

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Giusto il tempo di posare i bagagli e andiamo in avanscoperta, bastano due passi per arrivare nel centro di Porto, dove troviamo il Jardim João Chagas, la famosa Torre dos Clérigos (simbolo della città), l’Universidade, e la Praça de Gomes Teixeira, dove campeggiano una fontana coi leoni, grandi palme e un viavai di gente. Un musicista di strada riscalda l’atmosfera con il suo sassofono. Per la colazione un salto alla famosa Padaria Ribeiro, il top in città per gustare i dolci tipici, come brispos, côcos, croissants, natas de chila… altrettante le delizie salate. Insomma, tappa obbligata per i golosi.

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Dopo l’ottima colazione dritti alla storica Livraria Lello e Irmão, bellissima libreria del 1869 in stile liberty con influssi gotici, che peraltro ha ispirato J. K. Rowling nell’ideare le magiche scale di Hogwarts. Proprio le scale infatti sono il punto forte dell’edificio, per la struttura molto particolare. Uno spettacolo per tutti gli amanti dei libri e dell’architettura.

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Per non farci mancare nulla ci dirigiamo al mercato do Bolhao, il posto migliore per assaporare piatti tipici a basso prezzo, ma soprattutto per scorgere il vero volto di questa città, con i suoi vecchi venditori, i colori accesi, gli odori forti; uno spirito popolare e genuino che sopravvive all’omologazione globale. Usciti dal mercato ci lasciamo trasportare dai saliscendi incontrando piazzette e chiese, fino a raggiungere la piazza più maestosa: Praça da Liberdade, imponente e in leggero contrasto col resto della città, più “paesano”.

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Decidiamo di approfondire la cultura locale dedicando il primo pranzo al piatto tipico: la Francesinha. Di cosa si tratta? Un toast ripieno di salame, una fettina di vitella, salsiccia, chouriço (ovvero salsiccia di maiale salata in salamoia) e wurstel! Il tutto ricoperto di formaggio fuso e annegato in una salsa alla birra, che spesso servita in versione piccante con il piri piri, simile al peperoncino. Nella variante della francesinha speciale (scelta dal sottoscritto, ovviamente) si aggiunge sulla sommità del panino un bell’uovo fritto, il tutto accompagnato da una montagna di patatine fritte! Devo ammettere, pur essendo un ingordo amante del cibo ipercalorico, che finire la francesinha è un’impresa non da poco, ancor peggio digerirla. Un consiglio? Dividetela in due, non vi rimarrà il rimpianto e il vostro stomaco vi ringrazierà. Per gustare questa specialità abbiamo seguito il consiglio del ragazzo che ci ha affittato l’appartamento: Café Santiago, che dovrebbe essere il migliore (N.B. Essendo un locale famoso è facile che si debba aspettare un po’ prima di avere un tavolo).

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Per digerire la malefica francesinha camminiamo in lungo e in largo, raggiungendo il Terreiro da Sé, uno spiazzo rialzato dove campeggia l’omonima chiesa e da cui si gode una vista pazzesca sul cento storico e sul fiume Douro, che divide i comuni di Porto e Vila Nova da Gaia. Scendendo verso il fiume andiamo incontro al secondo grande simbolo di Porto (oltre alla già citata torre): il ponte Luís I, progettato da Gustave Eiffel (lo stile infatti è quello della più famosa Tour), e realizzato da un suo allievo. Il ponte è percorribile in basso, dove circolano le auto, e in alto, dove passa la metro, ma soprattutto dove si gode la vista più emozionante ed evovativa.

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Vista dal Terreiro da Sé


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Il ponte Luís I visto dall'ovovia

Per scendere dal Ponte Luis I all’altra sponda del Douro, a Vila Nova da Gaia, prendiamo l’ovovia, che regala una vista a mezz’aria davvero particolare. Sulla passeggiata, in riva al fiume, si trovano tutte le sedi delle vinerie produttrici di Porto, il famoso vino liquoroso che porta lo stesso nome della città. Andiamo in una cantina per una degustazione offerta in omaggio con il biglietto dell’ovovia: tra botti, bottiglie e calici svuotati in fretta, assistiamo al passaggio dal pomeriggio alla notte sulle note di musica dal vivo, rigorosamente in portoghese.  Dopo un salto a casa addolcito da altri bicchieri di Porto, usciamo alla scoperta della movida: nella via Galeria de Paris e dintorni è tutta una festa, bar e locali per ballare uno dopo l’altro, nel buonumore generale.
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Sulla riva del Douro


Giorno 2/Sabato: Non ci lasciamo abbattere dalla stanchezza dovuta alla nottata e ci rilanciamo in mattinata nelle viette di Porto, primo obiettivo: Torre dos Clérigos. Saliamo fino in cina e ci godiamo il panorama caratteristico composto da miriadi di casette dal tetto rosso ammassate, dai giardini e dalla lucentezza del fiume Douro, in lontananza si scorge anche l’oceano. I numerosi scalini della torre ci hanno messo fame e corriamo da Capoeira Central dos Leoes per gustare un ottimo churrasco – ovvero grigliatona di carne con riso, fagioli e patatine fritte – accompagnato dalla birra Super Bock, prodotta proprio qui (e scende che è un piacere). Dopo il lauto pranzetto corriamo a prendere la metro con destinazione Estádio do Dragão, campo di gioco del FC Porto, ma ahimè riusciamo a vederlo solamente da fuori, poiché l’ultimo turno di visita è finito: quindi se volete visitare lo stadio occhio ai turni, consultabili qui. Il tour di vista vi porterà in campo, sugli spalti, negli spogliatoi, nella sala stampa e nel parcheggio dei pullman, e potrete sedervi perfino sulla poltrona del presidente. Inoltre è possibile fare acquisti nel fornitissimo store, fare un viaggio nella storia del club visitando il Museu e rifocillarsi nel bar con caffé e dolcetti, sempre all’interno dell’edificio.

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Churrasco

Anche per la cena del secondo giorno abbiamo puntato sulle specialità locali, questa volta il bacalhau, ovvero il merluzzo essiccato e salato, cucinato egregiamente in un ristorante molto chic sulla riva del fiume (di cui purtroppo non ricordo il nome). E dopo cena di nuovo nelle vie del centro in mezzo alla festa generale.

(Non siate tristi: lo stadio l’abbiamo visto comunque, tornando il giorno successivo, all’orario giusto!).

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Estádio do Drãgao


Giorno3/Domenica: Per l’ultimo pomeriggio a Porto abbiamo deciso di affittare delle bici e costeggiare il fiume Douro fino a raggiungere l’oceano. Il Douro infatti, a partire dal quartiere Ribeira, è fiancheggiato da una lunga pista ciclabile che regala panorami mozzafiato mano a mano che ci si avvicina al mare. Superconsigliata una tappa al faro Felgueiras, dove potete farvi accarezzare dalle onde e dal vento (andando fino in fondo alla banchina è facile inzupparsi completamente!). Poco oltre al faro inizia la spiaggia, luogo perfetto per aspettare il tramonto e respirare aria di libertà.

Dopo la fantastica ma sfiancante giornata impiegata a pedalare ci concediamo una serata tranquilla con cena da As 7 Maravilhas, un posticino molto particolare che serve ricette da tutto il mondo, dai falafel ai currywurst al goulash.

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Giorno 4/Lunedì: Il giorno della partenza il sole ha lasciato il posto a una nebbia fittissima, che ha impedito al nostro volo di decollare. L’avventura è terminata dopo uno spostamento in pullman all’aeroporto di Santiago de Compostela, attese infinite e un volo accanto a una simpatica neonata urlante. Ma questa è un’altra storia.,,

Spero di aver trasmesso almeno un po’ la voglia di passeggiare per le vie di questa meravigliosa città . Aspetto confronti e consigli da parte di altri viaggiatori. [Potete trovare tutti gli scatti della vacanza sul mio profilo Instagram]

Obrigado!

G.

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