I dannati e i perduti 


  

…un Dio grande mi avrebbe aiutato molto di più a superare i casini e il terrore e il dolore e l’orrore, sarebbe stato più facile e forse anche più pratico, mi avrebbe aiutato a comprendere alcune delle puttane con le quali ho vissuto, i lavori monotoni, il non avere lavoro, le notti di pazzia e di inedia, […] ma io pensavo che se mi fossi convertito, se avessi trovato la fede, allora avrei dovuto lasciare là sotto il diavolo tutto solo con le sue fiamme, e quello non sarebbe stato bello da parte mia perché negli eventi sportivi avevo quasi sempre la tendenza a schierarmi con i perdenti e negli eventi spirituali ero colpito dalla stessa malattia perché non ero un uomo di pensiero, mi basavo su ciò che sentivo e i miei sentimenti erano schierati tutti per i deformi, i torturati, i dannati e i perduti, non per compassione ma per fratellanza  perché ero uno di loro, perso, confuso, indecente, insignificante, pauroso e codardamente ingiusto e gentile solo a sprazzi e sebbene fossi fottuto, sapevo che non serviva a niente, non era la cura, semplicemente rafforzava il mio modo di essere.

Charles Bukowski, Shakespeare non l’ha mai fatto (1979)

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