De Filippo secondo Servillo: la magia del teatro


Consacrato dall’enorme successo de La Grande bellezza – definitivamente confermato dall’Oscar – Toni Servillo non si lascia abbagliare dalle luci del successo, e continua con umiltà a coltivare la sua grande passione: il teatro.

3H_LeVociDiDentro_Servillo_FotoFabioEspositoProprio in questi giorni è in tournée al Teatro della Corte di Genova con il fratello Peppe e la sua compagnia con Le voci di dentro, brillante commedia del grande Eduardo De Filippo.

Oggi allo Stabile si è tenuto un incontro di presentazione dello spettacolo, nel quale Servillo ha sfoderato tutto il suo carisma e la sua simpatia per parlare al pubblico.

Perché ha scelto di rappresentare proprio questo testo? Toni si riscalda subito, ha la risposta pronta: Eduardo è un patrimonio della cultura italiana – dice – e della drammaturgia. È stato certamente uno dei più grandi attori del secolo scorso, se non il migliore. Nel suo teatro possiamo riconoscere un’occasione che l’arte ci offre per specchiarci e orientarci nella vita. Il teatro è sempre un’occasione di conoscenza.

Paragona Eduardo a Goldoni, anch’egli molto “teatrale” e italiano, e ricorda che al di fuori del palcoscenico egli si sentiva uno sfollato. Un uomo che ha dedicato tutta la sua esistenza al mestiere del teatrante, raggiungendo livelli sublimi.

Significativa nella produzione di De Filippo la suddivisione delle opere in Cantata dei giorni pari, che raccoglie il teatro umoristico e spensierato dei tre fratelli precedente al secondo conflitto mondiale, commedie in cui “recitano come di mangia”; e Cantata dei giorni dispari, il teatro di Eduardo colorato di note più amare, inquiete e pessimiste, di cui fa parte lo stesso Le voci di dentro, forse il testo più tragico. In questa seconda fase risulta evidente la contiguità tra scrittura ed esecuzione, tra autore e attore.

Eduardo_De_FilippoCome Molière per i Francesi, Eduardo è per gli Italiani un modello in cui specchiare la propria identità nazionale, ancor di più se si pensa all’empatia con il pubblico che egli ricercava in un territorio comune. Raccontava quello che conosceva, con semplicità e chiarezza.

Le voci di dentro è un’opera improvvisa, pulsante di furia creativa, scritta sulle macerie della 2^Guerra Mondiale; un confronto tra l’uomo e la società che dimostra l’inquietudine attraverso la comicità. Semplice il plot: Alberto Saporito, un apparecchiatore di feste popolari, è testimone dell’omicidio dell’amico Aniello Amitrano da parte dei suoi vicini, la famiglia Cimmaruta. La scoperta però si rivela un sogno, ma ad uno ad uno i personaggi perdono la maschera e rivelano le loro grettezze. Il dubbio, l’incertezza, la nevrosi del protagonista caratterizzano la narrazione, sospesa tra il reale e l’immaginazione.

Nella storia, al fianco di Alberto, sta il fratello Carlo, impersonato da Peppe Servillo: la fratellanza sul palcoscenico, ai tempi interpretata da Eduardo e  il fratello Luca, viene resa dalla forza di una fratellanza reale, biologica, che contribuisce ad ampliare l’impatto emotivo della rappresentazione.

Oltre a tessere le lodi di De Filippo, Toni si lascia andare a un’accorata esaltazione della propria città, Napoli, dove esiste ancora il popolo, che resiste alle sorti del progresso e vi oppone una storia antichissima quanto autorevole. Un umanità “nutriente” per un artista, pur con le sue mille contraddizioni, caratterizzata  da un comportamento sociale “recitato”. Nei Napoletani insomma si riflette il paradosso dell’attore, che può fingere nell’autenticità e allo stesso tempo essere autentico nella finzione.

Dal pubblico arrivano inevitabili le domande sull’oscar e sui film, Toni racconta l’emozione della premiazione a Los Angeles (“Si è ridotta la distanza tra la realtà e i sogni”) e l’importanza del fortunato connubio con Sorrentino, ma non si lascia distrarre e mantiene il discorso in ambito teatrale. Critica il teatro da lui definito “depresso” e “orrendo” che ormai dilaga, quello perfetto esteticamente ma privo di passione ed emozione.

Solo a teatro è rimasta l’atmosfera di un’assemblea, un luogo in cui gli uomini condividono emozione e pensiero. Grazie alla forza esplosiva di un testo essi catturano qualcosa che li aiuta a vivere, a sopportare il dolore.

I personaggi non si limitano a inscenare la loro storia, ma nel profondo ci parlano di noi, così come quelle voci di dentro che danno il titolo alla commedia, che si accavallano nella testa del protagonista allucinato e sanno rivelargli più verità rispetto all’osservazione diretta del reale.

G.

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