Settembre.


 

16-09-2016, Lavagna

 
Forse il mese che amo di più. 

Dopo gli esami mi sono concesso un po’ di tempo, sono andato al mare. 

Il mare a settembre: se scrivessi una lista di cose che amo, sarebbe di certo in cima alla classifica. Sarà per quell’atmosfera di tranquillità, distensione e – perché no – malinconia. Quella malinconia che in fondo mi piace provare.

Settembre è come tutte le cose che preferisco, è un po’ come me: sta in mezzo alle sfumature. 

Consuma l’estate e accenna l’autunno; sprigiona i pensieri legati al passato e volge lo sguardo al futuro, a ciò che deve iniziare. 

Quest’anno è diverso, ma settembre rimane a farmi compagnia.

G.

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Liberté Égalité Fraternité: quando le parole diventano passi


Ieri pomeriggio ho vissuto sicuramente il momento più intenso del mio soggiorno a Parigi, iniziato qualche mese fa.
Emozioni del tutto diverse, inaspettate, che sono andate ad aggiungersi a tutte le altre che si sono susseguite durante il mio erasmus.
Spesso camminando tra le strade di Parigi si ha l’impressione di essere in un film, o dentro un sogno. È questa la sensazione che mi ha accompagnato fino a poco tempo fa (certo senza dimenticare le mattine da coma nella metro affollata o incontri non sempre piacevolissimi nelle ore notturne, o angoli della città meno “cinematografici”).
Qualche giorno fa questa sensazione di sogno ad occhi aperti si è spezzata bruscamente.
Ero fuori dalla Sinagoga di rue de la Victoire, in visita con alcuni compagni dell’università, e arriva la notizia dell’attentato a Charlie Hebdo, nel mio stesso quartiere.

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Tutto è diventato molto confuso, saliva l’inquietudine.  È stato l’inizio di giorni da incubo, l’allarmismo è dilagato.
Il giorno seguente l’omicidio a Montrouge e quello dopo ancora l’attacco a Vincennes.
Ho iniziato ad avere paura, a non sentirmi più sicuro in questa città che tanto avevo amato fino a questo momento.
Da un sogno a un incubo, nel giro di poche ore, di pochi giorni.

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Ieri, con la marcia repubblicana che mi ha portato a percorrere boulevard Voltaire insieme a migliaia di persone, credo di aver raggiunto un compromesso tra il sogno e l’incubo: la realtà, la consapevolezza.
È finito il tempo di sentirmi fuori dalla realtà, ma anche di avere paura.
Ieri ero in mezzo a una folla pensante e palpitante, che mi ha infuso un’energia incredibile. Uomini, donne, anziani, bambini desiderosi di esserci, di partecipare, di gridare l’amore per la libertà e la democrazia.
Ho cantato la marsigliese in mezzo ai Francesi, ho invocato “Liberté, Égalité, Fraternité“, e mi sono emozionato di fronte a un amore per la patria che raramente ho avvertito nella mia carissima Italia.
Tre parole che associavo alle pagine poco attraenti dei libri di Storia hanno preso corpo, vigore, significato.
Ho avuto la sensazione di far parte della Storia.

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Ero spaventato, ero abbattuto, disgustato da troppe reazioni di odio e ignoranza sputate sui social networks.
La marcia mi ha ridato la speranza, la fiducia in un’umanità che crede in qualcosa, che ha dei valori, che non ha smesso di sognare di fronte a tutte le meschinità del mondo.
Non bisogna parlare di islam contro cristianesimo, di immigrazione e razzismo, ma di tolleranza e coesistenza contro violenza e terrorismo.
Un marcia di qualche ora, ma un grande passo verso la persona che vorrei essere.
Grazie di cuore Parigi, ora più che mai.

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Pesci umani


Oggi vorrei spendere qualche parola per i miei pesci. Due minuscoli pescetti rossi, di quelli che puoi vincere alle giostre o comprare alle fiere.
Probabilmente sono gli animali meno affettuosi del mondo. Eppure mi hanno tenuto compagnia per più di un anno, fino ad ora.
L’altro ieri mi sono alzato, e come al solito ho dato un’occhiata alla vaschetta come per dare il buongiorno.
C’era qualcosa di diverso: Calvin (il più piccolo) era capovolto sul fondale.
Non era difficile capire che stava morendo.
L’agonia è durata un giorno intero, si è cercato il suo angolino ed è rimasto capovolto a respirare affannosamente.
Una scena triste, una morte triste. Mi infastidiva pensare che Holden (il più grande) nuoterellasse qua e là mentre il pesce con cui aveva condiviso la vaschetta per un anno stava tirando le cuoia.
Holden mi ha sorpreso invece, mi ha lasciato senza parole. Si è avvicinato a Calvin ed è rimasto lì, al suo fianco, per ore. Per confortarlo, per salutarlo credo.
E nei suoi occhi socchiusi mi è sembrato di leggere vera tristezza, e non saprò mai se era davvero così o mi sono solo lasciato impressionare.
I freddi, stupidi, inutili pesci – privi di sentimenti – di fronte alla morte erano identici a due esseri umani al capezzale. Una scena così mi ha fatto riflettere… forse c’è davvero qualcosa di giusto in questo mondo, un’energia positiva che si scatena nel contatto fra esseri viventi.
Forse sto straparlando, ma guardate questa foto e capirete come mi sono sentito.

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G.