Il calore stretto di un sole sulla mia schiena


“C’era un cafè, sulla quindicesima, dove andavo spesso.

Il decaffeinato non era particolarmente buono, i biscotti non erano particolarmente degni di nota, non ho ricordi precisi degli avventori, né delle persone che ci lavoravano.

Ma allora perché ci tornavo?

Credo che fosse perché esattamente dall’altra parte della strada c’era un vicolo, un vicolo stretto tra due palazzi.

Un vicolo in cui il sole d’inverno riusciva, scendendo, a infilarsi in maniera estremamente prepotente, e a raggiungere la mia schiena.

Credo che fosse solo per questo.

Per il calore stretto di un sole sulla mia schiena.

La mia prima lettura del 2017 è Il suono del mondo a memoria, graphic novel di Giacomo Bevilacqua che ritrae la singolare sfida di un fotografo tra i grattacieli di New York e le note di una vecchia canzone jazz.

Piacevole e accattivante lo stile di disegno, in particolare nella rappresentazione del paesaggio urbano; molto efficaci i colori, che richiamano le sfumature del tramonto e le sensazioni della malinconia.

La storia è semplice, minimale, ma valorizzata da un vario e potente montaggio delle tavole e dalla bellezza dei monologhi delle due voci narranti, ricchi di poesia e suggestione.

Molto consigliato agli introspettivi e ai romantici, a chi ama la solitudine ma aspira segretamente alla condivisione.

G.

Annunci

In fiamme


Molto-forte-incredibilmente-vicino_h_partb

Ho pensato a tutte le cose che tutti ci diciamo l’un l’altro, e che tutti dobbiamo morire, o fra un millisecondo, o fra giorni, o fra mesi, o fra 76 anni e mezzo se uno è appena nato. Tutto quello che è nato deve morire, e questo significa che le nostre vite sono come i grattacieli. Il fumo sale a velocità diverse, ma le vite sono tutte in fiamme, e tutti siamo in trappola.

Molto forte, incredibilmente vicino di Jonathan Safran Foer, 2005

Sono passati già tredici anni dall’evento che ha ferito l’occidente con la sua violenza, una ferita che brucia ancora in tutti noi. Quelle immagini spaventose sono così radicate nel nostro immaginario da aver perso significato. E allora voglio lasciar perdere le immagini, e ricordare l’11 settembre con un breve passo tratto da questo libro così sincero e graffiante, uno dei primi che hanno affrontato apertamente la tragedia. Ne abbiamo sentite molte, sui complotti, i segreti governativi, le finzioni. Ma quello che ci dobbiamo ricordare, in quanto esseri umani, è il dolore di altri esseri umani, che ignari e innocenti hanno visto crollare le loro vite da un momento all’altro. E ancora di più di quegli esseri umani che hanno assistito impotenti alla morte dei loro cari, dei loro concittadini e allo stesso tempo all’annientamento delle loro sicurezze, dei loro sogni.

E anche noi siamo impotenti di fronte a tutto questo, non possiamo far altro che riflettere in un angolo della nostra giornata, e avere un pensiero per chi non c’è più, e per chi c’è e ha perso la voglia di sorridere.

G.

Jasmine suona meglio


BLUPOSTER2

Non è facile guardare la realtà dritta in faccia, soprattutto quando fa male, e lo sa bene Jasmine, prima Jeanette. È una donna che non riesce ad essere se stessa neanche nel nome: tutto deve essere costruito alla perfezione, e Jasmine d’altronde suona meglio. Woody Allen, tornato visibilmente in forma, porta in scena una figura femminile moderna e ricca di sfumature, interpretata alla perfezione dalla glaciale Cate Blanchett.

L’intero film si muove in bilico tra un passato di falsa perfezione a New York e un presente di duri compromessi a San Francisco, e per Jasmine è tremendamente difficile restare in equilibrio. È difficile scavare nella vecchia realtà e non trovarvi nulla oltre alla brillante e mera apparenza: tutto si sfalda tra i crini delle menzogne, del tradimento, della truffa. Ed è altrettanto complicato abbassarsi alla nuova realtà, adeguarsi al mondo “reale” e rimboccarsi le maniche, dove i piatti nel lavandino prendono il posto dei diamanti, dove si ricevono pazienti fastidiosi nello studio di un dentista invece che ospiti miliardari nel proprio loft. Il compromesso sembra impossibile, fino alla fine è l’ipocrisia a regnare e i valori rimangono sommersi da un disperato tentativo di salvare il delicato castello di illusioni, e questa violenza nei confronti della propria mente non può che spingersi fino ad evidenti problemi psichici.

A nulla servono il confortante panorama di San Francisco, che rende visivamente piacevole la pellicola, né il dialogo con i numerosi personaggi, continuamente filtrato dalla sua maschera, che lentamente si impossessa della sua personalità. L’unico dialogo che rimane per Jasmine è quello con se stessa, con il suo lacerato mondo interiore e con il “fantasma” del suo amore finito, incarnato da un impeccabile Alec Baldwin.

Jasmine (Cate Blanchett) e Ginger (Sally Hawkins) in una scena del film

Jasmine (Cate Blanchett) e Ginger (Sally Hawkins) in una scena del film

All’analisi di questa donna incontentabile che vuole troppo, si affianca quella della sorella Ginger, che invece si accontenta sempre delle briciole, spinta dal desiderio esasperato di avere un uomo al suo fianco. Allen propone due modelli di donna assolutamente realistici, lacerati da una mancata realizzazione personale e la necessità di una rassicurante presenza maschile.

Unico personaggio che dimostra una vera maturazione è il figlio quasi dimenticato, dotato di una dose sufficiente di disillusione per affrontare la realtà con coraggio e ripartire da capo, in nome di una ritrovata autenticità. Come autentico appare Chili, l’umile e pittoresco compagno di Ginger, che nella sua grettezza e aggressività è l’unico che riesce a dimostrare sentimenti genuini e disinteressati.

Blue Jasmine” è un film che, pur dando spazio all’ironia da commedia, lascia con l’amaro in bocca, ma anche con una sana consapevolezza del necessario confine tra la finzione e la verità.

G.

BLUE JASMINE

Regia e Sceneggiatura: Woody Allen
Cast: Cate Blanchett, Alec Baldwin, Sally Hawkins, Bobby Cannavale, Louis C.K., Peter Sarsgaard, Michael Stuhlbarg
Genere: Commedia drammatica
Produzione: USA, 2013
Durata: 98 minuti

Tutti i libri del mondo


New York Public Library, ph Marta Scaduto

New York Public Library, ph Marta Scaduto

Tutti i libri del mondo

non ti danno la felicità, però in segreto

ti rinviano a te stesso.

Lì c’è tutto ciò di cui hai bisogno,

sole stelle luna.

Perché la luce che cercavi

vive dentro di te.

La saggezza che hai cercato

a lungo in biblioteca

ora brilla in ogni foglio,

perché adesso è tua.

Herman Hesse,

Dove andavano le anitre?


fish_1

La cosa buffa, però, è che mentre continuavo a raccontar balle pensavo a tutt’altro. Io abito a New York, e pensavo al laghetto di Central Park, vicino al Central Park South. Chi sa se quando arrivavo a casa l’avrei trovato gelato, mi domandavo, e se era gelato, DOVE ANDAVANO LE ANITRE? Chi sa dove andavano le anitre quando il laghetto era tutto gelato e col ghiaccio sopra. Chi sa se qualcuno andava a prenderle con un camion per portarle allo zoo o vattelapesca dove. O se volavano via.

Il giovane Holden di J.D. Salinger, 1951

[Con questa semplice e insolita domanda Holden esemplifica un modo di vivere, di vedere il mondo. Holden si interroga sulle piccole cose, sui dettagli nei quali si nasconde la vera essenza della bellezza. Spesso ripenso a questo passo, mi ricorda quali sono le cose importanti: quelle invisibili. G.]