Slam – Tutto per una ragazza [recensione]


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Jasmine Trica e Ludovico Tersigni

Cosa esce fuori se si prende un romanzo di Nick Hornby e lo si trasforma in un film italiano?

È la sfida che si è posto Andrea Molaioli, e il risultato è Slam – Tutto per una ragazza, presentato in anteprima allo scorso Torino Film Festival 2016, nella sezione Festa Mobile.

Alla prima erano presenti il regista e il cast principale: i giovanissimi Ludovico Tersigni e Barbara Ramella, e Jasmine Trinca, madrina del festival.

La trama del film rimane piuttosto fedele al romanzo di Hornby: Sam, un teenager che vive per lo skateboard, vuole evitare a tutti i costi l’errore che hanno fatto in gioventù sua madre e sua nonna, ma i suoi piani vanno in frantumi quando incontra la bella Alice, che sconvolge la sua vita e i suoi sogni per il futuro. Unica principale differenza: non siamo a Londra, bensì a Roma.

Il regista Andrea Molaioli, noto per Il gioiellino e La ragazza del lago, ha voluto coniugare il suo amore per le pubblicazioni di Hornby con il desiderio di raccontare la giovinezza nella capitale italiana, la sua città.

Diverse le note positive del film, a partire dai due protagonisti, che si allontanano dallo stereotipo cinematografico dell’adolescente: sono due ragazzi credibili, privi di un esasperato senso di ribellione o di particolari qualità; affrontano la vita giorno per giorno, dimostrandosi spesso e volentieri più maturi dei genitori. Il loro amore non è smisurato né idillico: si avvicinano e allontanano in modo del tutto realistico tra i problemi della quotidianità, senza eccessi di pathos e romanticismo.

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Ludovico Tersigni (Sam) e Barbara Ramella (Alice)

Il ruolo della madre è affidato a Jasmine Trinca, che impersona una figura dolce e comprensiva, pronta a sostenere il figlio in ogni momento, sorridente e complice. Una novità per l’attrice, spesso impegnata in ruoli drammatici, ma altrettanto convincente in questa interpretazione.

Da menzionare la partecipazione di Luca Marinelli nei panni del giovane e scapestrato papà di Sam, che regala alla pellicola diversi momenti di comicità e serve a far emergere per contrasto il senso di responsabilità del ragazzo. Mentre il padre vede come vantaggio del “maschio” quello di poter scappare dalle situazioni scomode, il figlio si dimostra diverso, pronto a sacrificare la sua libertà di fronte alle complicazioni.

Molaioli, come Hornby, decide di spezzare la linearità narrativa con alcuni “viaggi nel futuro”, che vivacizzano il racconto ed evidenziano il passaggio traumatico e inconsapevole dall’adolescenza all’età adulta, un passaggio che può essere comunque affrontato guardando agli aspetti positivi, senza lasciarsi trascinare dallo sconforto.

Pur essendo ambientato in Italia, il film mantiene l’universo presentato dal romanzo: la cultura underground degli skaters. L’attore Ludovico Tersigni, infatti, si è prestato a duri allenamenti per imparare a fare i trick ed è stato a contatto con molti skaters per calarsi meglio nel ruolo. Inoltre, la produzione ha riqualificato lo skatepark dove sono sono state effettuate le riprese, anche per sostenere i giovani romani che passano il tempo a fare acrobazie con le loro tavole.

E come non accennare alla voce fuori campo di Tony Hawk, che legge passi della sua autobiografia Tony Hawk (TH): Occupation: Skaterboarder, fungendo da commento e accompagnando la crescita di Sam, che spesso e volentieri si confida con il poster del suo beniamino.

Il film, commedia divertente e delicata, è un inno alla gioventù e alla sua capacità di affrontare la vita in modo speciale. Già apprezzato e applaudito alla prima dal pubblico torinese, è uscito nelle sale italiane il 23 marzo 2017.

G.

I folli e divertentissimi guai di un’analfabeta sudafricana


Prendete una ragazzina sudafricana che pulisce latrine. Prendete un impiegato svedese ossessionato dal proprio re. Scorrete capitolo dopo capitolo le loro vite assurde, e non potrete che amare L’analfabeta che sapeva contare, secondo romanzo di Jonas Jonasson, autore rivelazione nel 2009 con Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve, enorme successo di vendite e già trasposto in film.

La giovane Nombeko abita a Soweto, uno squallido sobborgo di Johannesburg. Analfabeta come tanti, ha però uno straordinario talento matematico, che le permette di giocare coi numeri e le equazioni più complesse a suo piacimento. La sua intelligenza la spinge a sognare un futuro migliore, ma nel suo tentativo di fuga si imbatte continuamente in folli difficoltà. Soprattutto quando si ritrova alle dipendenze di un ingegnere (molto idiota) incaricato di progettare delle armi nucleari.

Dal Sudafrica l’avventura di Nombeko continua in Svezia dove i guai non fanno che peggiorare. La affiancano i due gemelli Holder (un’unica persona agli occhi dello Stato), la pazza ribelle Celestine, tre falsarie cinesi fin troppo sbadate, un disertore americano completamente ammattito, una contessa che coltiva patate e, ultima non per importanza, una delle bombe create in Sudafrica. Un gruppo di personaggi eccentrici e improbabili di cui ci si innamora dal primo momento e che l’autore ci fa vedere crescere e cambiare nell’arco di molti anni.

La storia, fra equivoci e fallimenti, arriva al culmine quando il 10 giugno 2007 vengono coinvolti nelle assurde gesta dei protagonisti il re e il primo ministro svedesi. E fino all’ultimo capitolo non si smette di sorridere e di fare il tifo per i protagonisti, vittime di un mondo sempre ingiusto e imprevedibile.

Una lettura particolare, grazie alla comicità degli eventi, la simpatia dei personaggi e uno stile scorrevolissimo. Un romanzo che non si preoccupa di sembrare realistico, ma prende vita in uno spazio dove tutto è possibile, simile a quello dei cartoni animati.

Eppure la trama (intricatissima) regge, gli eventi sono appassionanti, i personaggi affascinanti, i dialoghi mai banali, La follia pervade ogni scena e il divertimento è assicurato. Tra le righe c’è spazio anche per cenni di storia recente e spunti per riflettere sui tanti problemi che attanagliano la società, altro merito di Jonasson.

Consigliatissimo per gli ultimi giorni sotto l’ombrellone, ma anche per i primi giorni autunnali, quando sarà dura mantenere il buonumore,

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L’ANALFABETA CHE SAPEVA CONTARE 

Titolo originaleAnalfabeten som kunde räkna
Autore:
Jonas Jonasson (1961)
1^ edizione
Svezia 2013
1^ ed. italiana
2013
Genere
Romanzo

Combinazioni


 

Esattamente 143 anni fa nasceva Marcel Proust, ecco un passo del suo capolavoro per ricordarlo.

Siccome le combinazioni diverse che ci uniscono a determinate persone non coincidono col periodo in cui le amiamo, ma sorpassandolo, possono prodursi prima che esso incominci e ripetersi dopo che è finito, così le prime apparizioni che fa nella nostra vita un essere destinato a piacerci più avanti, acquistano retrospettivamente ai nostri occhi il valore di un avvertimento, di un presagio.
Gl’interessi della nostra vita sono così molteplici, che non di rado, in una stessa circostanza, le basi di una felicità che ancora non esiste sono piantati accanto all’aggravarsi di un dispiacere di cui stiamo soffrendo.

Marcel Proust, Dalla parte di Swann (1913)

Imprigionato in una gabbia e in un’idea


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Condannato a morte!

Sono cinque settimane che vivo con questo pensiero, sempre solo in sua compagnia, sempre raggelato dalla sua presenza, sempre curvo sotto il suo peso!

In questo modo Victor Hugo ci catapulta bruscamente nei pensieri di un condannato nella prigione parigina di Bicêtre. Un uomo qualunque, senza nome, colpevole di un delitto non specificato. L’ultimo giorno di un condannato non vuole raccontare una storia, ma denunciare la brutalità, l’ingiustizia, l’insensatezza della pena di morte.

Siamo nel 1929, Hugo pubblica questo audace romanzo senza apporre il suo nome. Vuole prima studiare il pubblico, carpirne le reazioni, imprevedibili. Ha seguito il raro esempio di Beccaria, che con il suo Dei delitti e delle pene aveva già denunciato la pena capitale. Hugo lo fa a modo suo, con la forma del romanzo: mette il sentimento umano al centro, non i freddi ragionamenti logici. E riesce nel suo intento, scoccando una freccia che colpisce in pieno le coscienze, dando un importante impulso alla lotta contro la pena di morte, un vero e proprio delitto commesso dalla società. Ma la società non deve e non può uccidere.

5426091891L’autore descrive col suo inconfondibile talento i demoni interiori di un uomo posto di fronte alla consapevolezza di morire – questa è la vera tortura -, utilizzando la prima persona (una tantum per Hugo) ci costringe a identificarci nella situazione. E’ una questione che ci riguarda, ci tocca da vicino. Un monologo straziante che rivela la disperazione, la solitudine, l’attaccamento alla vita. E ancora la sensazione di essere ormai un oggetto, o peggio un defunto ancor prima di aver incontrato la perfida lama della ghigliottina. Le critiche dei contemporanei confermano l’efficacia e la violenza di questo breve testo, privo di inutili sentimentalismi e intriso di scomodo realismo. Il governo, la chiesa, la giustizia e la folla sanciscono e assistono alla morte in piazza come a un piacevole spettacolo, rivelandosi più mostri degli assassini condannati.

E proprio chi si è macchiato le mani di sangue dimostra invece grande umanità: il condannato trema di paura, sogna, spera, ricorda, si rammarica, soffre, immagina. Vuole vivere, ha sbagliato ma vuole vivere, marcirebbe in prigione ma vuole vivere.

Uno stile semplice, moderno, appassionante, capace di indagare lucidamente nel profondo dell’umano. Un libro vecchio quasi due secoli capace di turbare la nostra coscienza, di muovere qualcosa dentro di noi.

In più di cinquanta paesi la pena capitale è tuttora legale, c’è ancora bisogno delle parole di Hugo.

G.

L’ULTIMO GIORNO DI UN CONDANNATO 

Titolo originaleLe dernier jour d’un condamné
Autore
Victor Hugo (1926)
1^ edizione
Francia 1829
1^ ed. italiana
1954
Genere
Romanzo

Un altro Salinger: Franny e Zooey


frannt-zooeyNon solo il celeberrimo “giovane Holden” tra i romanzi del misterioso J.D. Salinger, ma altre interessanti pubblicazioni, tra cui “Franny e Zooey” del 1961. Il primo di una serie di scritti inerenti ai componenti di una stessa famiglia: i Glass, di cui i due personaggi qui presentati sono i minori.

Procedendo nella lettura si evince la particolarità di questa famiglia, sorta dall’unione di Les e Bessie Glass, protagonisti di spettacoli musicali di fama internazionale. Non sono da meno i sette figli, tutti molto intelligenti e sagaci, nonché ottimi partecipanti del programma radiofonico “Ecco un bambino Eccezionale”. Aleggia tra i Glass il doloroso pensiero di Seymour, il primogenito suicidatosi nel 1948. Un ragazzo davvero brillante, un bambino prodigio che ha segnato profondamente le vite di tutti i fratelli minori, iniziandoli alla letteratura e alla spiritualità. (Salinger racconta gli ultimi giorni di Seymour nel racconto “Un giorno perfetto per i pescibanana”).

Un libro particolare, suddiviso in due parti, una dedicata a Franny e l’altra a Zooey, ma inevitabilmente collegate fra loro.

Nella prima parte vediamo la giovane Frances Glass a un appuntamento con un fidanzato banale e spocchioso. Il suo disagio emerge con forza dalle parole di Salinger, che sorprende il lettore con potenti dialoghi e una profonda introspezione nell’anima della protagonista. Non succede nulla, sono i moti interiori che animano le pagine del libro. Il disagio di Franny. che a tratti ricorda quello di Holden Caulfield, cattura tutta l’attenzione, ma non se ne comprendono da subito i reali motivi.

Questi vengono esplicati nella seconda  parte, la più consistente, dedicata al fratello Zachary, un attore televisivo affascinante e promettente. Tutte le scene descritte hanno luogo nella casa dei Glass, dove Franny si è rifugiata in seguito alla sua crisi spirituale accennata nella prima parte. Il punto di vista però è quello di Zooey: distaccato, amaro, quasi perfido. I due protagonisti sono accomunati dal senso di superiorità, dall’inarrestabile bisogno di giudicare chiunque, di rifiutare la mediocrità della società, del sistema scolastico e lavorativo.

Tutto si risolve in due lunghi e potenti dialoghi: tra la madre Bess e Zooey, tra Zooey e Franny. Oltre ai complicati discorsi – che affrontano religione, morale, psicologia, cultura – danno vigore all’insolita narrazione i dettagli, i gesti, gli sguardi dei personaggi, che spesso rivelano verità più profonde delle parole, dotando le scene di significati nascosti tra le righe.

Nessuna avventura, nessun colpo di scena si ritrova leggendo quest’opera di Salinger, ma si ottiene qualcosa di più: attraverso uno stile impeccabile e originale si scivola dolcemente nei panni di Franny e Zooey, dimenticandosi di tutto il resto. Ed è questo che si dovrebbe sempre aspettare da un buon libro

G.

FRANNY E ZOOEY 

Titolo originaleFranny and Zooey
Autore
J. D. Salinger (1919 – 2010)
1^ edizione
USA 1961
1^ ed. italiana:
Torino 1963
Genere
Romanzo

Il potere dell’arte


b27fae815ad1120b2e0f6a7067001a7d– Non vedi te stesso in ogni quadro che ami? Ti senti inondato di splendore. È una cosa che non si può analizzare o esprimere con chiarezza. Cosa stai facendo in quell’istante? Stai guardando un quadro alla parete. Tutto qui. Ma ti fa sentire vivo, nel mondo. Ti dice sì, tu ci sei. E sì, la tua sfera di esistenza è più ampia e piacevole di quanto immagini.

Cosmopolis di Don DeLillo, 2003

Quattro notti tra sogno e realtà


Era una notte incantevole, una di quelle notti come ci possono forse capitare solo quando siamo giovani, caro lettore. Il cielo era un cielo così stellato, così luminoso che, guardandolo, non si poteva fare a meno di chiedersi: è mai possibile che esistano sotto un simile cielo persone irritate e capricciose?

La pratica ed economica edizione della Newton Compton, a soli € 0,99

La pratica ed economica edizione della Newton Compton, a soli € 0,99

Così Dostoevskij, introducendoci in una Pietroburgo magica, inizia Le notti bianche, vero gioiellino della letteratura russa,romanzo breve edito nel 1848.

Narratore e protagonista assoluto il Sognatore (non ha bisogno di un nome), una figura da amare fin dalle prime righe. Un uomo che vive racchiuso nel suo angolo, trascorrendo le sue giornate a leggere e a sognare, immaginare, tessere ragnatele di fantasia nel cuore e nella mente, fino a perdere il contatto con la realtà. Mentre nei sogni vive un amore grandissimo, nella realtà egli è solo, è l’uomo più solo di Pietroburgo. Conosce a memoria gli abitanti, osserva i passanti con minuziosa devozione, ma nessuno conosce lui, uomo tanto sensibile quanto invisibile, incapace di esternare il suo affetto per quell’umanità che gli passa accanto indifferente. E la solitudine pesa di più nel periodo estivo, quando tutti abbandonano la città per andare in campagna a trascorrere le vacanze.

Il Sognatore passeggia angosciato, finché sul lungofiume scorge una brunetta immersa nel pianto. Una visione, un’epifania che cambierà per sempre la sua vita: Nasten’ka – è questo il nome della ragazza – piomba nella vita del Sognatore illuminandola e caricandola di sentimenti concreti. Per quattro lunghe notti i due si incontrano, si parlano, si emozionano, condividono i loro grandi dolori, sviluppano una meravigliosa simbiosi, seduti su una panchina, su quel lungofiume che li ha fatti incontrare. E con un mattino termina anche questo sogno, finalmente reale, e di conseguenza non idilliaco, ma con la consapevolezza di aver vissuto almeno un attimo di beatitudine.

L’accurata e poetica descrizione della città, resa irreale dalla fuga generale e dal prodigio delle notti bianche, contribuisce ad elevare il pathos e il velo malinconico di questa storia intensa e toccante. L’appassionata narrazione si accompagna ai lunghi dialoghi fra i due giovani, in bilico tra un linguaggio colloquiale ed estremamente realistico, ravvivato da pause, interiezioni, ripetizioni che esprimono in maniera perfetta i moti dell’animo, e il linguaggio raffinato del Sognatore, che spesso parla come se leggesse un romanzo.

Marcello Mastroianni e Maria Schell nel film del 1957 tratto dal romanzo, ambientato a Livorno anziché a Pietroburgo

Marcello Mastroianni e Maria Schell nel film del 1957 tratto dal romanzo, ambientato a Livorno anziché a Pietroburgo

Le notti bianche è un elogio e allo stesso tempo una critica verso la spasmodica tendenza ad evadere dal mondo reale e rifugiarsi nei labirinti dell’immaginazione. Un modo di vivere che dichiara grandezza d’animo, sensibilità, intelligenza, ma richiama inevitabilmente sofferenza, esclusione e rimpianto.

Consigliato per una lettura veloce ma assolutamente appassionante, a tratti commovente. Per i sognatori, che potranno immedesimarsi. E per tutti gli altri, che potranno capire un po’ meglio cosa si cela nella mente di chi vive nella propria interiorità.

G.

LE NOTTI BIANCHE (Romanzo sentimentale. Dalle memorie di un sognatore)

Titolo originaleBelye noči. Sentimental’ny roman
Autore
Fëdor Dostoevskij (1821 – 1881)
1^ edizione
Russia 1848
1^ ed. italiana:
1920
Genere
Romanzo breve